Centro Culturale mons. Giulio Salmi: un po’ di storia.

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Qui potete trovare i volntini di alcune delle iniziative di questi anni,

Ebraismo a4 Induismo A4 Palestina a4 Ciclo sull’Islam Immigrazione

Pedagogista a4 icone A5 immagini pasqua 08 immagini pasqua 09 Serate Musica Aprile 08

Brochure incontro vita 2007 Giornata Vita 08 a4 Giornata Vita 09 a4

Giornata Vita 10 a4 Giornata Vita 11 a4Giornata Vita 12 a4

 

 

MEMORIA E TRADIZIONE.

Il perché dei principi ispiratori.

Cercare le radici profonde di ciò che si fa comporta il dare un nome alle cose, e dare il nome giusto alle cose è chiamarle ad una esistenza bella, è collaborare col Creatore perché ogni opera fatta sia buona, sia un Suo riflesso. Tutto ciò che è buono ha origine in Dio e conduce a Lui e questo movimento va rispettato e assecondato perché è una buona bussola per raggiungere la Vita.

Le opere che un credente o una comunità di credenti compie, se sono ricondotte ad uno spirito di autentica appartenenza ai criteri del Vangelo, sono sempre opere di Vita. Il nostro agire e il nostro edificare non può essere fine a se stesso perché sarebbe sterile, sarebbe un meccanismo di morte, sarebbe un chicco che cade a terra per sé, restando solo. Se invece si dona, se consegna la vita, se va verso l’Altro, produce frutto. Questo è il fondamento vero dello spirito di accoglienza che è un po’ l’anima del nostro impegno nel centro culturale.

L’edificio e non solo.

Il Centro Culturale “Mons. Giulio Salmi”, nasce da un rudere carico di storia ed è stato trasformato in un edificio carico di speranza per il futuro. La nostra memoria va alla storia, cioè alla vita degli uomini che ci hanno preceduto, alla vita dei nostri nonni, dei nostri antenati, coloro che hanno gettato le fondamenta su cui noi ci muoviamo.

La loro stessa esistenza così piena di opere e di aspettative per il domani, arricchita dalla loro operosità e dalla loro fatica, impregnata dei loro valori, della loro benedetta fatica, ci chiede di porci in un atteggiamento di continuità. Questo ci riconduce all’importanza per noi della “tradizione” cioè il tramandarsi di generazione in generazione il tesoro prezioso di cui ci riteniamo essere custodi.

La trasmissione della fede stessa è oggetto di questo tramandarsi, è una consegna di padre in figlio del segreto della vita e del senso della nostra esistenza.

Costruiamo in continuità con ciò che altri hanno costruito, portiamo a fioritura nel rispetto di antiche radici, ribadiamo che non veniamo dal nulla e non finiamo nel nulla, ma siamo il frutto dell’amorevole operosità, dello spirito di sacrificio e di donazione dei nostri padri, laboriosi costruttori di una speranza per il futuro.

Don Giulio Salmi

Perché don Giulio: perché è nato a Murolungo, ed è il più grande innamorato del Farneto.

Ogni tanto desiderava tornare e lasciarsi riempire il cuore dal paesaggio, dai profumi, dai colori e soprattutto come amico silenzioso e fedele tornava ogni tanto qui al Farneto alle radici profonde della sua spiritualità, di quella fede su cui si è formata la sua vicenda di Uomo e di Sacerdote.

Nel cuore di don Giulio fedele e coraggioso presbitero della nostra Chiesa di Bologna il Farneto alimenta il suo grazie a Dio creatore di ogni bellezza, artefice della nostra felicità su questa terra.

Crediamo che quello di don Giulio sia il vero spirito con cui un credente affronta la realtà: uno sguardo al cuore della Fede alla sua esperienza fondante fatta di preghiera, di sacramenti, di grazia di Dio; e di conseguenza uno sguardo stupito e missionariamente  proteso verso il Mondo.

Questo è il senso che anima il nostro centro Culturale: esso è una delle occasioni privilegiate che il Signore ci affida perché il nostro vivere la fede si protenda verso il mondo facendosi cultura cristiana e cioè accoglienza, testimonianza, ed intelligente elaborazione del pensiero cristiano che con gioiosa speranza diventa proposta e casa per tutti.

Ciò che stupisce dell’esperienza della fede quando è autentica è che rende innamorati della terra e degli uomini, contagia dell’amore eterno di Dio e della sua passione sconfinata per il creato e molto più per le creature.


IL PENSIERO CHE CI GUIDA.

Il mistero di Cristo.

Per noi cristiani tutto comincia con quell’evento straordinario che ha cambiato le sorti della storia: Il Verbo eterno si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. In questo l’Incarnazione è l’inizio di un nuovo modo di rapportarsi del cielo con la terra e quindi della terra col cielo. E la pasqua di passione morte e resurrezione di Gesù è il completamento di tutto ciò: allora non c’è più niente o nessuno che possa dirsi veramente profano, totalmente estraneo a lui, perché lui si è fatto carne. Da allora non c’è niente o nessuno che non possa avere la speranza di uscire dall’ombra della corruzione e della morte, perché lui è morto ed è risorto per tutti.

L’eucaristia.

L’eucaristia è il prolungamento della vita di Cristo in terra: essa perciò ci permette di dire che il Verbo è ancora con noi ed ancora la sua offerta vale per la nostra salvezza. L’eucaristia è dunque la migliore scuola per imparare a riconoscere e ad amare nel volto di ogni persona il volto di Cristo e saper sperare per lei e con lei che Cristo la salva dalla morte, spirituale e fisica. Questa è la fonte della nostra comunione: non perché ci siamo simpatici ma perché riconosciamo reciprocamente nei nostri volti il volto di Cristo. Questa è la fonte della nostra missione: non perché siamo filantropi ma perché riconosciamo nel volto di tutte le altre persone il volto di Cristo.

La coltivazione o cultura. Il vero, il bello, il giusto, il buono.

Il volto di Cristo, che in forza dell’Incarnazione e della Pasqua, è inserito in ogni persona, e che l’eucaristia ci aiuta a riconoscere e ad amare, ha bisogno di venir fuori, di apparire ed esprimersi con sempre maggiore chiarezza perché ciascuna persona possa giungere al suo compimento. È questo il compito della coltivazione o cultura cristiana: coltivare il seme buono che ogni persona ha nel suo campo, anche se non lo sa o lo sa poco. I semi di Cristo seminati nelle persone sono la ricerca della verità, il gusto delle cose belle, il senso della giustizia, il gusto per le cose buone. In questo il nostro Centro è Culturale, perché si propone di coltivare in noi e in tutti ciò che è vero, buono, giusto, bello

 

PERCHE’ MEMORIA, PENSIERO E AZIONE SI CORRISPONDANO.

Da ciò che abbiamo ricordato prima si è pian piano delineato un volto del nostro Centro Culturale; per certi versi esso assomiglia al volto di ogni azione che voglia essere veramente cristiana; per altri aspetti invece esso porta una sua fisionomia specifica derivante, come si è visto, sia da motivi storici sia da scelte pastorali maturate negli anni in seno alla nostra comunità: in questi suoi tratti comuni ad ogni realtà cristiana e specifici sta la sua bellezza che non può essere dimenticata. È per questo che riportiamo qui sotto questi lineamenti, non solo per distillarli dal lungo discorso precedente, ma per farli diventare criterio pratico di discernimento per capire se il nostro operare corrisponde davvero al pensiero che ci ha generati.

– Il Centro culturale è luogo in cui si cerca di andare alla radice delle cose. Per questo il tornare al pensiero che ci ha generati per verificare il nostro agire sarà una costante della vita del Centro.

– Il Centro culturale è luogo in cui si attua un rapporto vivo con la comunità parrocchiale da cui non è mai separato. Per questo sarà sempre ricercata la comunione con il Parroco e con il Consiglio Pastorale…

– Il Centro culturale è luogo in cui si coltiva la memoria nella consapevolezza che senza radici si muore. Per questo si sosterranno le attività che permettono di mantenere viva la memoria delle nostre radici. Per questo non ci si lascerà incantare dalle mode culturali ma ricercherà l’essenza profonda delle cose nella saggezza della storia. Per questo si cercherà di preferire attività che aiutino ad attuare l’incontro fra generazioni diverse

– Il Centro culturale è luogo in cui si coltiva l’amore alla terra e alle persone in vero spirito missionario. Per questo si cercherà sempre di coltivare i rapporti con il Centro Parco e con tutte le realtà istituzionali e associative che operano sul territorio.

– Il Centro culturale è luogo in cui si riconosce in ogni persona la presenza di Cristo e si spera per lei la salvezza operata da Cristo. Per questo tra tutte le attività che si proporranno saranno da preferire quelle in cui maggiormente è possibile l’accoglienza e un incontro vero con le persone che permetta di riconoscere in esse il volto di Cristo.

– Il Centro culturale è luogo in cui si cerca di coltivare il volto di Cristo in ogni uomo attraverso la coltivazione del vero, del bello, del giusto, del buono. Per questo tra le attività proposte si preferiranno quelle che vedono le persone impegnate in un cammino di crescita. Per questo inoltre tra le attività proposte si preferiranno quelle che esaltano il vero, il bello, il buono, il giusto in ogni forma ed espressione.

– Il Centro culturale è luogo in cui l’eucaristia è riconosciuta come fonte di comunione e di missione. Per questo sarebbe vanificare la finalità del Centro stesso se non si ricercasse per prima cosa la comunione tra coloro che vi prestano il loro servizio.

La radice biblica della “Cultura Cristiana”

            (4b)Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, 5nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo 6e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo –; 7allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. 10Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. 11Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c’è l’oro 12e l’oro di quella terra è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’ònice. 13Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia. 14Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate.

15Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.                                                                                            (Genesi 2, 4-15)

Coltivare e custodire sono le consegne di Dio per l’uomo a cui è affidato il creato.

In un certo senso sono le azioni della cultura e della fede.

La fede è accogliere il Signore Crocifisso e Risorto, aprirsi totalmente a Cristo che ha dato tutto se stesso, integralmente, per la nostra salvezza e custodire l’opera sua in noi. La fede se custodita ci rinnova, ci trasforma integralmente, ci conforma a Cristo (Se qualcuno è in Cristo, e una creazione nuova. 2Cor 5,17), ci trasfigura ed eleva la nostra capacità di conoscere perché credere vuol dire in definitiva vedere Dio, l’uomo, le cose, con gli occhi di Gesù.

 

Fatti uomini nuovi tendiamo naturalmente a costruire una società nuova, una nuova storia, una nuova cultura.

La fede custodisce l’opera di Dio in noi: aderendo totalmente a Lui permettiamo che faccia in noi cose grandi.

La parola cultura attinge il suo significato da una immagine di origine agricola, (deriva da “coltivare”) che viene piegata ad esprimere un avvenimento dello Spirito:

cultura è la coltivazione dell’uomo nella sua vita interiore.

Questa coltivazione si attua mediante i valori assoluti: coltivazione dell’uomo mediante il vero, il bene, il giusto, il bello.

Solo la verità , la bontà, la giustizia, la bellezza sanno nutrire l’uomo, l’aiutano a crescere, ne fanno sbocciare tutte le virtù.

Per noi bellezza , verità e giustizia si riconoscono solo nel volto del più bello tra i Figli dell’uomo, il solo Giusto, colui che riconosciamo essere Via Verità e Vita.

L’autentica e perfetta coltivazione dell’uomo è la coltivazione cristiana dell’uomo: secondo la Parola di Gesù il primo e vero e unico coltivatore dell’uomo è il Padre, ( Io sono la vera vita e il Padre mio è il vignaiolo. Gv 15,1) ogni altra rischia di essere arbitraria e manipolante, opera di ladri e briganti.

La cultura cristiana si avvale del vero, del giusto e del bello, e quanto più questi valori sono autentici, sempre si conformano a Cristo, che è la verità, la giustizia , la misericordia, la bellezza, divenute realtà in un uomo.

La cultura Cristiana avvalendosi di questi volori assoluti è la spinta ad andare verso ogni persona umana traducedo questi Valori in “pane” di condivisione , accoglienza e nutrimento dell’animo umano.

La cultura cristiana.

– La fede deve generare una cultura cristiana…

Custodire e coltivare è il nostro essere nel mondo ma non del mondo, cittadini e pellegrini, con i piedi per terra ma lo sguardo rivolto al cielo.

Alla luce di Dio la nostra esistenza è rigenerata: essa si fa principio di un modo nuovo e originale di essere uomini che concerne tutti i campi nei quali lo spirito umano è chiamato ad esprimersi.

E la cultura cristiana deve ricercare la comunione e generare una comunità.

-… a partire dall’Eucaristia.

la nostra cultura si connota, tra le innumerevoli proposte del nostro tempo, come cultura della fraternità, della condivisione, del servizio, della donazione, della speranza, della verità. E’ la lezione che viene dall’eucaristia.

 

Se nei secoli passati la cultura si faceva nei salotti, per noi essa trova origine attorno alla mensa di Gesù.

Conseguenze tendenzialmente pratiche di questi fondamenti sulle attività del centro culturale.

–          Il coinvolgimento di tutti. Coloro che con spirito di libera e consapevole corresponsabilità hanno dato la loro adesione a lavorare al progetto del centro culturale. E di tutti coloro che parteciperanno anche solo saltuariamente alle attività del centro

–          La collaborazione con il Parco, il centro sociale, il Comune,  le parrocchie vicine e che si rivolgeranno a noi per l’uso del centro, i gruppi, le associazioni e i movimenti.

–          La presenza e le attività dei gruppi scout

–          La promozione di attività che sviluppino l’incontro tra diverse generazioni

–          Presenza “fissa” in termini di “sedi di incontro” dei gruppi parrocchiali nelle loro attività ordinarie e straordinarie, in particolare il Gruppo Famiglie.

–          Stesura di uno statuto che contenga anche il regolamento per il corretto uso del centro e ne dichiari lo spirito e gli intendimenti.

La cultura dell’accoglienza delle persone determina la bellezza di una famiglia, sia questo lo spirito che da oggi, giorno della inaugurazione dell’anima di questo centro culturale, ci spinge a questa avventura bella.

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